Perché

1500 miliardi di fotografie scattate ogni anno, una stima molto elastica che potrebbe non tenere conto di foto da satellite, radiografie, foto industriali-scientifiche, impianti di sorveglianza, sistemi di riproduzione, editoria, pubblicità …
Persone normali che fanno foto e quasi sempre le condividono subito.
Perché viene scattata una foto? Perché viene condivisa?
Scattare: registrare – ricordare (un momento, situazione, luogo, persona/e con cui sono, cosa che faccio, mangio, compro, vedo). Per documentare un evento unico, effimero, spettacolare, orribile, spaventoso. Per testimoniare supponendo che la fotografia sia imparziale rappresentatrice di eventi e dettagli.
Condividere: far partecipe qualcuno, far vedere una bella cosa, persona, luogo, per comunicare la mia contentezza, perché mi invidi, perché apprezzi le cose che faccio, per non sembrare uno/a sfigato/a, perché si faccia due risate come ho fatto io. Perché si fantastichi e si parli di me, per non sparire.

E poi c’è chi fotografa e condivide per sopravvivere, perché qualcuno capisca e aiuti, sostenga e condanni. Ecco che qui spariscono le stupidaggini del cagnolino con l’impermeabilino e il fiocchettino che mangia le crocchettine, qui spariscono le brutte inquadrature, il mosso e lo sfocato e c’è qualcuno che è lì e non scappa perché altri vedano e per un attimo si scrollino di dosso l’inutile, il comodo il frivolo.

Immagine in un attimo

Prima le immagini di cose viste si ricordavano a memoria e si dimenticavano
Poi qualcuno ha cominciato a disegnare e qualche altro ha visto immagini di cose non viste 
Poi qualcuno ha inventato un modo di avere una immagine veloce cioè una foto
Poi qualcuno ha cominciato a credere che i disegni e le foto potessero sostituire il vedere personalmente
Poi è venuto fuori il business e anche il marketing
Ma qualcuno si è anche divertito a fare foto